Carico mentale della libera professionista

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Come lavorare da sola facendo rete?

Nel mio profilo Instagram, soprattutto nelle storie, parlo spesso di carico mentale e libera professione. Forse parlare solo di carico mentale e libera professione potrebbe essere riduttivo se non poniamo l’attenzione sul contesto sociale in cui in Italia ci muoviamo oggi, se non ci focalizziamo sull’essere donna e imprenditrice oggi, ricordandoci che il diritto al lavoro per noi donne non è poi una conquista così recente.

Ma quello con cui dobbiamo ancora combattere è un pensiero sociale ancora per troppi versi arretrato e conservatore. In sostanza, siamo donne che lavorano ma se vogliamo essere anche mamme o compagne, dobbiamo farci un “mazzo così”, non solo fisico, ma anche e soprattutto mentale. Da qui l’accostamento del termine carico.

C’è un modo di respirare e organizzarsi, così ho deciso di parlartene qui sul blog.

Il carico mentale della donna

Sin dai primi studi in ambito olistico nel 2011, anche se ancora non sapevo che sarebbe successo tutto questo, mi era piuttosto chiaro che avrei rivolto tutta la mia comunicazione alle donne. 

Sarà che non mi sono mai piaciuti gli stereotipi che ci portiamo dietro, l’idea della donna associata al focolare, l’idea della donna che si prende cura dei figli mentre  il marito va a lavorare. Sarà che ho avuto una madre lavoratrice incallita, che si è ammalata a furia di rivendicare il suo posto nel mondo, di dimostrare a tutti che poteva essere all’altezza del lavoro di un uomo (e anche meglio perché non è certo il sesso a definire le competenze di una persona). Ecco che l’idea di parlare alle donne, di aiutarle ad emergere con tutta la loro bellezza e arte, mi ha sempre affascinata, ed ecco ancora che ti è facile comprendere la mia vision anche quando la mission sembra variare di colpo (per conoscermi meglio leggi chi sono).

Mamma e lavoro?

Mamma e lavoratrice è difficile, se ti muovi in un contesto sociale ancora a tratti retrogrado che si aspetta dalle donne ‘che lavorino come se non avessero figli e siano madri come se non lavorassero.’

Non è mia la frase, è una citazione, che rende piuttosto bene l’idea. 

Ad esempio nel periodo Natalizio, pensando a tutte le lavoratrici mamme freelance che conosco, che per definizione non hanno ferie e permessi, che nei giorni di festa si troveranno in un carico mentale duplicato, perché tra Natale e Capodanno, tra l’inizio dell’anno e la befana ci sono tanti giorni per loro lavorativi senza però scuole aperte o supporti da parte dello Stato per agevolare il loro lavoro. 

E la stessa cosa ogni estate, da giugno a settembre. Mettici poi la pandemia e tutti i cambi di rotta che ci costringe a fare, tra quarantene e bimbi a casa, e capirai bene le difficoltà. 

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Carico mentale e lavoro da libera professionista

Qual è il carico mentale della libera professionista? Di certo l’altra parte del carico mentale è il lavoro dietro le quinte: quello invisibile, costante e incessante che fa una libera professionista tra: comunicazione del proprio lavoro (sai che hai bisogno di una strategia digitale? Ti posso aiutare!);

  • analisi dei risultati;
  • osservazione del mercato;
  • formazione continua;
  • nuovi progetti da alimentare;
  • c’è la parte di public relations: perché sono davvero le relazioni a smuovere tutto, che passino attraverso un social o nella vita reale;
  • la parte amministrativa e il back-office (se vuoi fatturare la fattura devi mandare!);
  • ci sono i social e i loro continui aggiornamenti e non solo loro, perché se vuoi crescere un business mettendo basi solide non puoi certo avere solo Instagram (ti lascio i miei consigli per Instagram).

Tradotto, hai una valanga contenuti da creare sempre nuovi e competitivi, e un lavoro su di te intenso da fare se vuoi rimanere a galla mentre ti senti emotivamente completamente esposta in bella mostra. Esposta alla stima e al giudizio si intende, due facce della stessa medaglia. 

I rischi sono dietro l’angolo? Anzi no, più vicini!

Rischi di perderti il milioni di to do list ogni giorno se non sei ben organizzata (scopri cosa intendo per to do list efficace, puoi farne tesoro!). Rischi che il tuo tempo libero non esista, che la libera professione se lo mangi tutto (la gestione del tempo è sempre fondamentale, ti posso aiutare con un percorso di coaching fatto per te). Eppure l’hai scelta per essere libera, no?

Ecco perché credo profondamente che dietro a grandi risultati ci sia un grandissimo lavoro su di sé: dalla psicoterapia a tutto quello che per te può significare crescita personale in tutte le sue forme. 

E credo profondamente che la chiave per rimanere a galla sia crearsi un ambiente favorevole intorno, dove non sei sola contro tutti, dove non sei sola con le tue fatiche, dove puoi confrontarti e trovare spunti di riflessione e di sopravvivenza. 

In ogni competitor vedo qualcuno che sa come mi sento, che conosce da dentro la mia realtà a modo suo, che forse si è scontrata con le mie stesse difficoltà o si sta scontrando con qualcosa che io ho già superato. Nella concorrenza spesso vede le mie stesse fatiche, vedo il successo, vedo le sconfitte, vedo una persona con un sogno come me e la possibilità di farsi forza per andare avanti insieme ognuna con le sue peculiarità perché siamo tutte meravigliosamente diverse anche se offriamo un servizio simile ad un altro. 

Fare rete per me è uno stile di vita. Il mio stile di vita freelance. 

Come nel nuoto agonistico, sono solista e allo stesso tempo faccio parte di una squadra e di un progetto più grande ( a proposito di progetti, conosci Lofacciodigital?). 

Vita da freelance più free

Essere freelance è come stare sulle montagne russe, è un su e giù continuo e se ci metti anche il ciclo mestruale, che in una donna fa davvero la sua parte lungo il mese, o gli squilibri ormonali di una mamma in gravidanza e nei primi anni dei suoi bambini… beh, emotivamente sei davvero tanto esposta! Imparare a mantenere l’equilibrio tra nuove competenze richieste continuamente dal mercato, anche su temi che non riguardano strettamente la tua professione (comunicazione e organizzazione per esempio), il tuo lavoro da costruire ogni giorno, e tutto il lavoro dietro le quinte, mantenere l’equilibrio, rimanere centrata e focalizzata è esso stesso un lavoro.

Più sale il carico mentale più è importante la fase di analisi

Quando mi sento sopraffatta, con quella sensazione di avere troppe cose da fare o che vorrei fare, fermo tutto e mi prendo spazio per analizzare il perché mi sento così cercando dei dati di realtà. 

Se ti senti sopraffatta lavorativamente i motivi possono essere tantissimi

Ci sono stati momenti in cui mi sono resa conto che mi sentivo così perché i miei prezzi erano troppo bassi ( se hai lo stesso problema il percorso di mentoring potrebbe essere perfetto per te) a fronte di tutto il lavoro che portavo con la mia professionalità, altri in cui la soluzione è stata delegare o implementare la formazione. Altri ancora in cui mi sono addirittura resa conto che avevo perso la motivazione che mi spingeva a vendere un determinato servizio. Altre volte mi sono resa conto di essere troppo disponibile con la reperibilità per le mie clienti. 

La soluzione?

E ad ogni step mi sono fermata, ho preso carta e penna, ho scritto su carta quali fossero e azioni che in quel momento e se tutto fosse stato possibile avrei chiesto a qualcun altro di fare per me. A volte ti basta guardare la to do list e vedere qual è quella cosa che continui a procrastinare, per renderti conto di cosa ti sta appesantendo, altre volte è una questione più sottile che merita tutta la tua attenzione e riguarda il contesto in cui ti muovi, quello che gli altri si aspettano che tu faccia, il tempo che pensi di dedicare al tuo lavoro correlato al tempo che davvero la tua professione occupa nella tua vita. 

Se senti il carico mentale sempre più alto c’è sempre un motivo e devi essere tu brava a definire qual è il limite e come vorresti fosse la tua settimana lavorativa ideale, la tua giornata lavorativa. 

Parti da lì e fai decluttering, ti stupirai dei risultati! 

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