MATERNITA’ e CREATIVITà

Da quando sono mamma ho riscoperto la mia parte creativa.

Incinta di Micol ho avuto finalmente il tempo di fermarmi, di ascoltarmi.

Mamme e creatività 3Ho imparato a cucire, riempito il balcone di piante e fiori, iniziato a fare scapbooking, ripreso in mano pennarelli e matite.Mamme e creatività 6

Crescendo con lei ho ri- incontrato il Didò, la pasta di sale, le tempere, i cartoncini colorati e la colla, le perline per costruire collane, i fili colorati.

 

Con il suo arrivo Micol ha colorato il mio mondo di cose semplici, economiche, fatte a mano.

Con il suo arrivo ha colorato il mio mondo di semplicità e sorrisi.

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Così quando è tornata dall’asilo ieri con il suo uovo tutto colorato dall’asilo, un bel fiocco di carta, la sua manina di tempera stampata nel centro, e un grandissimo sorriso, mi sono sciolta.

Mi emoziono per la bellezza della semplicità di ciò che fa.

Mi emoziono per la bellezza che ha portato nella mia vita.

Con il suo arrivo ha riacceso la mia creatività, mi ha spinta a scoprirla, a provare, a ricominciare a giocare! E per questo non le sarò mai abbastanza grata.

E’ capitato anche a voi?

 

 

 

 

MAMMA BIS

Gli ultimi mesi di gravidanza mi sono goduta Micol prendendomi una pausa da tutto, con un sacco di fatica perché anche lei come me sentiva che qualcosa stava cambiando e il nostro rapporto non sarebbe più stato esclusivo.

Ci sono giorni in cui mi mancano quegli abbracci infiniti con lei quando si addormentava in mezzo tra noi, con una manina alla mamma e una al papà, giorni in cui vorrei renderle le cose più semplici, dedicarle tanto tempo esclusivo ma poi mi scontro con le difficoltà quotidiane e le esigenze di due bambini piccoli e quel tanto tempo diventa poco poco e magari non va come nelle mie aspettative.

Federica_maternity_CristinaMoxedano68Giorni in cui come stamattina le aspettative le superiamo di molto perché apro gli occhi e la trovo che fa le pernacchie al pancino di Thommi e lui che ride. E loro e papà che mi guardano sorridendo perché non ho sentito la sveglia e come al solito gridò che ‘sono in ritardo’ e inizio a correre per la casa 😂 ( che poi in ritardo non arrivo mai, questo è il mio superpotere!)

Oggi sono stata al colloquio all’asilo di Micol, il mio primo colloquio da mamma che ho vissuto un po’ come quando chiamavano mia madre a scuola (😱) … ero pronta a tutto, contando che spesso dico parolacce in casa dimenticandomi che lei ripete tutto e che spesso ci sono giornate che sembrano Infinite tra pianti, richieste e miei tentativi di far svoltare la giornata a tutti e tre. Inutili tentativi spesso.

E invece mi hanno raccontato di quanto sei felice di stare all’asilo, che parli del tuo fratellino, della mamma e del papà mentre giochi con i tuoi compagni, non dici parolacce 😂 e ascolti sempre con attenzione quello che ti dicono.

Sono tornata a casa emozionata, emozionata perché so la fatica che fai a condividere la mamma e il papà e allo stesso tempo la gioia per la nascita di Thommi.

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Sono sentimenti contrastanti come quelli che provo io. Un amore infinito, che si è duplicato, l’immenso bisogno di stare con lui e l’immenso bisogno di stare e fare delle cose con lei, l’incredibile desiderio di stare con entrambi che si scontra spesso con la fatica quotidiana e l’incredibile desiderio di stare con ognuno di loro da sola.

Rebozo, cos’è per me

Porto nel cuore questa pratica, che ho scoperto all’inizio del 2017 sperimentandola più volte sulla mia pelle prima di diventarne operatrice a giugno 2017.

Per questo ho deciso di raccontarti la mia esperienza, di mamma e di donna.

Ho incontrato per la prima volta questa pratica grazie ad un perCorso con Cora,  la Doula, che mi segue ormai da un anno, e con la quale ho rielaborato prima il mio parto, il mio essere madre, per poi addentrarmi nella mia femminilità ritrovata e nella mia figura professionale di operatrice olistica materno infantile.

In un percorso difficile per diventare madre, con due angeli in cielo, il parto della mia Micol è stato un evento che ha segnato profondamente la mia vita. Purtroppo una nascita non rispettata, che ha lasciato dentro di me una profonda cicatrice che avevo bisogno di accettare dapprima fino al lasciarla andare.

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Immagine dal sito ClosingTheBone Fonte

Nel mio cammino, il Rebozo è stato un modo per creare uno spazio in cui lasciare andare le emozioni che erano pronte a fluire, quelle prime due anime che erano arrivate nel mio grembo e che sono volate via, in un secondo momento, un modo per lasciare andare le fatiche emotive di un parto che non è andato come sognavo.

Nell’ultimo periodo un modo di contenere la mia energia femminile ogni volta che ne ho smossa un po’ con alcuni trattamenti di riequilibrio energetico. Altre volte, un modo di proteggere le mie energie durante il mestruo.

Silenzio. Nutrimento. Riconnessione. Ascolto. Chiusura.

E’ stato ed è tuttora un modo per connettermi con il mio corpo attraverso le sue trasformazioni cicliche.

Per questo, la propongo ad altre donne, così che ne possano sperimentare la potenza.

Puoi leggere di più sul trattamento individuale qui.

Se vuoi conoscere meglio questa pratica, in questo post ti racconto come e dove è nata.