Come cambia la leadership quando maternità e lavoro diventano parte dello stesso percorso di crescita?
Ci sono temi che entrano nella nostra storia in modo silenzioso. Per anni restano ai margini, poi diventano centrali, poi tornano a spostarsi in un nuovo e inaspettato equilibrio.
Per me, la maternità è stata proprio questo. Un passaggio che ha radicalmente cambiato il modo in cui lavoro, scelgo e costruisco.
Non si è trattato di un’etichetta da esibire, ma di un movimento interiore che ha ridefinito la mia intera visione.
Non parlo quasi più di maternità, o meglio, non con l’enfasi di un tempo. Eppure, quel passaggio è rimasto nelle fondamenta del mio modo di guidare e di progettare.
È da qui che nasce questo racconto: un percorso decennale che mi ha portato a rivedere priorità, desideri, scelte e l’idea stessa di carriera.
Il tempo in cui la maternità dava contesto
Per un periodo, la maternità ha dato un contesto potente al mio racconto. Poi ho capito che quella definizione, pur vera, stava iniziando a stringermi.
Raccontare la maternità quando si guida un progetto porta spesso a essere lette attraverso categorie predefinite che non scegli tu. La madre che tiene tutto insieme, l’equilibrista, la donna che ce la fa sempre.
Questa immagine non mi rappresentava, perché ciò che realmente mi interessava era la trasformazione.
Volevo capire come la maternità avesse modificato il mio modo di lavorare, di prendere decisioni, di costruire un’azienda che lascia spazio alle vite reali.
Non ho smesso di mostrarmi, ma ho smesso di farlo attraverso una cornice che non reggeva più. Oggi voglio essere riconosciuta per la visione che porto, non per il ruolo familiare che la precede.
Dal ritmo serrato al bisogno di esserci
Ricordo con precisione il momento in cui ho compreso che il mio percorso professionale non sarebbe più stato quello di prima.
Ero in un ufficio a Milano, un ritmo serrato che sembrava una prova da superare ogni giorno. Avevo energia, idee, riconoscimento.
Ma il desiderio di diventare madre ha aperto qualcosa che non potevo ignorare. Non è stata una scelta dettata dalla logica, ma un profondo bisogno.
Quando Micol è arrivata, dopo due perdite che avevano già riorganizzato il senso del tempo e della vita, ho capito che non volevo una vita fatta di incastri impossibili.
Volevo essere presente. Non esemplare, non impeccabile, ma semplicemente presente.
Mi sono licenziata senza un progetto definito. Sapevo solo che non volevo scegliere tra maternità e identità professionale. Non volevo che l’una cancellasse l’altra.
All’inizio è stato complicato spiegarlo: sembrava una rinuncia. In realtà, era uno spostamento del baricentro.

Dal bisogno di reinventarmi alla visione che oggi guido
La mia prima reazione è stata quella di cercare altre donne che si trovavano nella stessa fase.
Ho intervistato quaranta madri che avevano lasciato il lavoro e provavano la stessa paura di fallire, ma anche un ardente desiderio di ripartire.
Era un progetto editoriale mai pubblicato, ma che ha cambiato me, mostrandomi che quel passaggio non era affatto solitario.
Nel frattempo, tra un allattamento e una call, ho fondato un’associazione, organizzato incontri, scritto e costruito relazioni.
Stavo imparando, senza saperlo, il mestiere che oggi è il mio.
Da lì sono arrivati il digital marketing, il coaching, il business mentoring. Negli anni sono nati i miei libri e un’azienda che oggi conta più di venti professioniste freelance – quasi tutte donne, molte madri.
Ho voluto un’azienda che non imitasse modelli rigidi: libera, flessibile, in ascolto. Un luogo di lavoro che rispetta i ritmi e le vite delle persone. Non un compromesso, ma un modo diverso di vivere il lavoro.
La maternità non è sparita dal mio percorso. È diventata visione. È entrata nel mio modo di guidare, di organizzare, di scegliere. Non è qualcosa che devo spiegare. È un principio che mi orienta.
Se conosci le tue risorse, salta
Perché te ne parlo proprio ora?
Di recente, ho avuto modo di riflettere intensamente su questo tema come ospite del podcast “Mamme in carriera: back to work” con Elisabetta Pesenti, Coach e co-fondatrice della Luna del Grano, società benefit a sostegno della genitorialità nei contesti aziendali.
Durante la chiacchierata con Elisabetta, abbiamo parlato proprio di questo: delle scelte che spaventano, delle cadute, degli inizi.
Della fiducia che nasce solo dopo aver provato, riprovato e trovato il coraggio.
È stato in quel contesto che a un certo punto è nata una frase che non avevo preparato, ma che racchiude l’essenza di questi dieci anni di salti:
“Se conosci le tue risorse, salta. Ti rialzerai.“
È esattamente ciò che penso. Non serve eliminare la paura, serve riconoscerla e imparare a muoversi con essa.
Ogni volta che ho cambiato direzione, ogni volta che ho ricominciato, ho ritrovato la stessa dinamica: il timore resta, ma smette di comandare. Diventa movimento.

Conciliare è out! Integrazione è in!
Per anni si è parlato di conciliazione tra maternità e lavoro, come se fossero due mondi separati da far convivere a forza. Oggi preferisco parlare di integrazione.
Non si tratta di tenere tutto in equilibrio ma di creare un modello che somiglia a te con un ritmo sostenibile, un team che funziona e un modo di lavorare che non ti faccia sentire divisa tra due identità.
Essere una mamma al lavoro non significa fare tutto. Significa scegliere bene. Capire dove mettere l’energia, riconoscere che il successo non è una somma di ore, ma un’intenzione portata avanti con continuità.
La maternità non è una parentesi del percorso professionale. È una lente che ti aiuta a vedere diversamente, cambia le priorità e aiuta a diventare presente invitandoti a fare spazio a ciò che conta.
Solo saltando potrai imparare a cadere in piedi
E non è un caso se la puntata del podcast l’abbiamo chiamata “Imparare a cadere in piedi“.
È un dialogo autentico tra due donne che lavorano, crescono, cambiano e continuano a farsi domande.
Abbiamo parlato di maternità e lavoro, di senso di colpa e libertà, di scelte e di visione. Soprattutto, abbiamo voluto dimostrare come si possa vivere e lavorare in modo integrato, senza più separare rigidamente ciò che siamo da ciò che facciamo.
Essere madre, professionista e imprenditrice non è una contraddizione. È un modo possibile e potente di stare nel mondo.
E se c’è una cosa che ho imparato in questi dieci anni di salti è che non serve scegliere tra ciò che ami e ciò che costruisci.
Serve solo imparare a cadere in piedi.
Se queste riflessioni risuonano con il momento che stai vivendo e senti che è arrivato il tempo di trasformare ciò che hai in mente in qualcosa di più chiaro e praticabile, possiamo farlo insieme.
Un incontro di consulenza strategica può aiutarti a vedere il quadro con maggiore nitidezza, fare ordine, scegliere e capire quale passo compiere adesso.
Business Coach e Strategist. Blogger dal 2013. Autrice di ‘Libera. Salti e altre storie.’ Scrivo di donne, libera professione e piani di azioni per ogni cambiamento.


