Dal burnout dei freelance alla consapevolezza: non tutto avviene per caso

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Dal burnout dei freelance alla consapevolezza: non tutto avviene per caso

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Anche le più fataliste tra noi ammetteranno che non tutto avviene in maniera casuale e che in tante situazioni il nostro corpo ci lancia dei messaggi decisamente chiari. Il fatto è che non sempre siamo predisposte all’ascolto, e spesso andiamo tutte talmente di corsa che ci diamo una pacca sulla spalla sussurrando a noi stesse “e che sarà mai, ce la posso fare”. Che tu ce la possa fare non ho dubbi, ma allo stesso tempo sarebbe bello autorizzare noi stesse a non soccombere alla mole di lavoro e di vita, da cui a volte fatichiamo ad emergere. Lo chiamano burnout, dei freelance e non solo, io la chiamo consapevolezza, risposta e riconnessione.

Ti è capitato? Continua a leggere e riflettiamo insieme!

Cos’è il burnout dei freelance? Quando la fiammella si spegne

Il burnout dei freelance non è solo una serie di parole di tendenza: è una trappola pericolosa che minaccia di far naufragare anche il più motivato dei professionisti. Quando ti trovi costantemente sotto pressione, con scadenze che ti inseguono come un’ombra, e le richieste sembrano non finire mai, il burnout è dietro l’angolo. E se pensi che sia solo un po’ di stanchezza, stai sbagliando di grosso! Il burnout può compromettere la tua salute, abbattere la tua produttività e minare la tua passione per il lavoro che ami. Insomma, non ti spaventare, ma non è certo una cosa da prendere alla leggera.

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Io, solo quest’anno, ho dovuto ridimensionare, ripianificare, reimpostare il mio lavoro almeno 3 volte, perché sentivo che qualcosa non stava funzionando come avrebbe dovuto. E non mi fraintendere, come dico sempre è un “Happy Problem” avere tanto lavoro, soprattutto se sei libera professionista, ma c’è sempre l’altro lato della medaglia. Anche perché, se alla fine soccombi, rischi di inficiare la qualità che invece devi assicurare sempre dello stesso livello per tutti i tuoi clienti!

I segnali del burnout: come riconoscerli?

Ogni donna (e uomo) che si lancia nell’avventura del lavoro autonomo potrebbe trovarsi, prima o poi, a dover fronteggiare questo avversario silenzioso. Molti confondono i sintomi del burnout con una semplice stanchezza o un periodo di stress maggiore, ma in realtà, la differenza è tangibile. Tanto che se diventa un limite, il mio consiglio è sempre di rivolgersi ai professionisti della salute mentale (psicologi, psicoterapeuti, ecc.).

Il corpo parla: ascoltiamolo

  • Fatica cronica. Una delle prime bandiere rosse è un senso di stanchezza che non va via, nonostante le ore di sonno. Ti svegli sfinita e termini la giornata ancora più esausta.
  • Disturbi del sonno. Anche se vai a letto presto, potresti avere difficoltà ad addormentarti o svegliarti spesso durante la notte.
  • Perdita di interesse. Quel progetto che ti aveva entusiasmato all’inizio, ora ti sembra un macigno. Non riesci a trovare la motivazione o l’ispirazione per completarlo.

La mente si disconnette: ascoltiamola

  • Procrastinazione. Ti ritrovi a rimandare compiti, anche quelli che prima erano una passeggiata. L’entusiasmo è scemato e la voglia di affrontare le sfide si è affievolita.
  • Isolamento sociale. Eviti le interazioni con colleghi o clienti. Preferisci nasconderti dietro una mail piuttosto che affrontare una conversazione.
  • Dubitare di sé stesse. Anche le decisioni più banali diventano un dilemma. Non ti fidi più del tuo istinto e ti ritrovi ad analizzare eccessivamente ogni dettaglio.

Prevenzione attiva: strumenti per evitare il burnout prima che si manifesti

Spesso i freelance e le imprenditrici riconoscono i sintomi del burnout solo quando è ormai troppo tardi. Eppure la prevenzione attiva è fondamentale per evitare che lo stress cronico si trasformi in esaurimento. Un approccio efficace consiste nell’inserire pause regolari nella giornata lavorativa: anche brevi momenti di stacco possono ricalibrare la mente. Stabilire limiti chiari con i clienti – come orari di lavoro definiti e obiettivi realistici – è un altro passo cruciale per mantenere l’equilibrio tra vita lavorativa e personale, riducendo la pressione.

Un altro strumento prezioso è il monitoraggio costante del proprio benessere. Personalmente, ho iniziato a utilizzare l’Oura Ring, un dispositivo che monitora il sonno, lo stress e altri indicatori di salute. Da quando lo uso, ho notato un miglioramento significativo nella mia capacità di riconoscere i segnali premonitori di sovraccarico, come la stanchezza accumulata e i cambiamenti nei livelli di energia. Grazie all’Oura Ring, posso adattare le mie giornate in base alle mie necessità fisiologiche, prevenendo così l’esaurimento e il sovraccarico, prima che diventino ingestibile.

Altre strategie di prevenzione e rimedi ne abbiamo?

1 Stabilisci dei limiti

È essenziale apprendere l’arte di dire “no”, porre dei limiti o porsi dei limiti. Non puoi accettare ogni progetto che ti viene proposto, specialmente se senti che le tue energie stanno diminuendo. Spesso siamo noi stesse a vivere di aspettative, a vedere un fallimento laddove ci sia solo bisogno di rallentare, a non ascoltarci abbastanza e a pretendere una perfezione che non può esistere davvero. E ti assicuro che nemmeno quelle imprenditrici che vedi perfette avranno vita facile: quello, appunto, è solo quello che vedi, ma non sempre è reale!

Come dico sempre durante le mie sessioni di coaching (scopri i miei percorsi di business coaching online): sei tu che devi stabilire le regole del tuo business, sei tu che devi scegliere i clienti e le modalità per gestire al meglio il tuo lavoro. Sì, è molto difficile, ma con il tempo impari a farlo, anche a costo di sbatterci la testa!

2 Pausa e rigenerazione

Concediti delle pause durante la giornata. A volte, una breve passeggiata all’aria aperta o un momento di meditazione possono fare miracoli per la tua mente e il tuo spirito. So che, soprattutto se sei anche mamma, la gestione del tempo e delle priorità è sempre più complicata.

Non ci nascondiamo dietro a un dito: l’imprevisto è dietro l’angolo! Ma proprio per questo devi farci pace, e metterlo in conto, anzi, se devo darti un vero consiglio da coach: l’imprevisto lo devi considerare in agenda. Come? Lasciandoti sempre un margine di tempo/ore extra da poter utilizzare all’occorrenza.

3 Riconnetti con la tua passione

Ricorda sempre perché hai scelto di diventare una libera professionista. Rivivi quella scintilla e quella passione. Potrebbe essere il momento di iniziare un nuovo progetto che ti entusiasma veramente, o semplicemente ripercorrere la strada che hai fatto fin qui. Quando ci muoviamo nella velocità (e credimi che succede sempre anche a me), spesso dimentichiamo tutto il percorso che abbiamo fatto.

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Ma quella strada che hai “macinato” è un valore inestimabile, non solo per l’esperienza acquisita (che non è poco, eh), ma anche per la motivazione che ti ha spinta al cambiamento.

Insomma, ricordare da dove sei partita è sempre un buon modo e un buon momento per riconoscerti anche che sei brava, e che se adesso è un momento difficile dovrai cambiare qualcosa certo, ma ce la puoi fare!

4 Chiedi aiuto

Come già detto, chiedi aiuto e supporto (magari alla psicoterapeuta) a professionisti preparati, ma non dimenticare anche di riorganizzare il lavoro.

Se non ce la fai più, e senti che incombe su di te il fatidico burnout dei freelance, hai due scelte:

  • rinunciare a parte del lavoro (ma ne vale la pena? Solo tu puoi rispondere!);
  • delegare delle attività che non ami o che ti fanno perdere troppo tempo, tenendo sotto controllo i costi e vedere se puoi farlo davvero (approfondisci il concetto di delega efficace).

Attuare dei cambiamenti: la svolta fa paura

Mi è capitato di conoscere poche persone davvero inclini o aperte ai cambiamenti. Molte di noi, per natura, tendono ad ancorarsi alla zona di comfort, a ciò che è familiare, perché l’ignoto incute timore. Non è difficile comprendere il motivo. Il nostro cervello è settato proprio per riconoscere e sfuggire ai pericoli: ciò che non conosciamo può apparire, in prima istanza, come una minaccia.

Uno studio del 2008 condotto da Samanez-Larkin et al., presso l’Università di Stanford, ha dimostrato che le persone tendono a sovrastimare le perdite rispetto ai guadagni. In termini semplici, siamo biologicamente predisposti a evitare le situazioni di rischio perché temiamo più le potenziali perdite che i possibili benefici. Questa tendenza, nota come “avversione alla perdita”, è una delle ragioni per cui i cambiamenti possono apparire così difficili.

Ma, nonostante l’innata avversione al cambiamento, c’è anche una notevole quantità di ricerche che suggeriscono i benefici psicologici e fisici del cambiamento. Uno studio del 2010 pubblicato sulla rivista Psychological Science ha evidenziato come nuove esperienze e l’apprendimento di nuove abilità possano migliorare la funzione cognitiva, rafforzando in particolare la memoria.

Oltre ai benefici cognitivi, accogliere il cambiamento può anche portare ad una crescita personale significativa. Impegnarsi in nuove sfide e uscire dalla propria zona di comfort può migliorare la nostra autostima, aumentare la nostra resilienza e arricchire la nostra vita in modi inaspettati.

Quindi, ti dico di tenere a mente che, mentre il timore del cambiamento è una reazione naturale e radicata nel nostro DNA, è essenziale riconoscere che attuare cambiamenti può non solo portare a nuove opportunità e successi, ma anche a una salute mentale e cognitiva migliorata. Affrontare l’ignoto con una mentalità aperta e proattiva potrebbe essere esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per vivere una vita più ricca e soddisfacente. Cosa ne pensi? Iscriviti alla mia newsletter compilando il box sottostante: avremo modo di riflettere insieme!

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Ti parlo di vita da freelance, riflessioni sul mercato, spunti di coaching e di strategia.

Letture che ti consiglio se vuoi approfondire!

Ecco un paio di letture che ti aiuteranno ad approfondire e districarti nei meandri del burnout da freelance, e non solo:

  1. Mindfulness contro Stress e Burnout: Impara a vivere il momento presente mentre lavori, Francesco Chirico (aprile 2023).
  2. Burnout e organizzazione. Modificare i fattori strutturali della demotivazione al lavoro, Christina Maslach, Michael P. Leiter – Erickson (22 novembre 2013).
  3. La sindrome del burn-out, Ferdinando Pellegrino, Centro Scientifico Editore (1 gennaio 2009).

Il tuo benessere è la chiave del tuo successo

“Non è la carica che ti spezza, è il modo in cui la porti”, Lou Holtz.

Concludo con questa citazione che sottolinea l’importanza di come affrontiamo le sfide e le difficoltà nella nostra vita. Non è tanto ciò che dobbiamo sopportare, ma come lo gestiamo, che determina il nostro benessere. E io ci credo davvero tanto, perché tutto quello che ho fatto è nato dalla mia reazione, dal mio prendermi la responsabilità e dalle mie scelte. Molte sbagliate, molte giuste, giuste per me.

Amica mia, il burnout non è solo un termine alla moda. È reale, tangibile e può influire profondamente sulla tua carriera e sulla tua vita personale. Ma con la giusta consapevolezza e attenzione ai segnali che il corpo e la mente ci inviano, è possibile navigare attraverso questi momenti difficili e uscirne ancora più forti.

Ricorda, non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto (la psicoterapia per me è sempre un aiuto prezioso) o nel prendersi una pausa. Il tuo benessere è la chiave del tuo successo. Proteggilo come il tesoro che è, e se hai bisogno di rivedere il tuo business e le tue priorità professionali contattami senza impegno!

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