Brand Storytelling: come si racconta un brand?

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Brand Storytelling: come si racconta un brand?

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Raccontare un brand

Da tempo mi occupo prevalentemente di seguire Freelancer e start up, e adoro progettare insieme ai miei clienti il racconto di un brand attraverso lo storytelling. Storytelling di brand: una nuova frontiera o una vecchia conoscenza? Di certo qualcosa che ha una grande forza, non solo comunicativa, ma anche in termini di vendita finale.

Nella mia attività utilizzo anche il coaching per aiutare i miei clienti a notare i punti di forza di ciò che sono e che stanno costruendo, come uno sguardo esterno che ti guida verso ciò che tu non vedi più del tuo progetto, che ritieni banale. Continua a leggere per capire come fare storytelling di brand senza dimenticare chi sei, valorizzando le tue skill e lasciando andare quello che non serve.

Brand Storytelling: la semplicità paga ed è come se ce ne fossimo dimenticati

La creatività

La creatività è da intendersi secondo me, come la capacità di creare connessioni e metafore che possano semplificare il messaggio agli occhi del potenziale pubblico del brand. E la parola ‘creatività’ spesso spaventa, ci fa pensare all’Arte, agli artisti, alla pittura, alla danza, alla pubblicità che vediamo in televisione.

La creatività è una scelta, non un fulmine che piomba giù da qualche altra parte (La pratica, Seth Godin).

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Il brand

Per non parlare della parola Brand, che è un termine difficile da comprendere se lo rapporti ad un medico, un’ostetrica, un fisioterapista, un osteopata, un nutrizionista, e potrei continuare. Ma ti assicuro che dietro ognuno di noi c’è un brand: tu sei il tuo brand (lo dico sempre nei miei percorsi personalizzati di business coaching).

E se non hai una professione classicamente considerata artistica come fai?

Se non sei un animale da palcoscenico come fai a preformare come brand?

I miei clienti me lo dicono spesso: “Io non sono capace, non so raccontarmi, non sono come XXX, che se la cava benissimo, ed è così attrattiv* in video.” La paura di esporsi online accompagna sempre i professionisti che iniziano a promuovere la propria attività anche nel digitale (ti serve una mano? Scopri i servizi di strategia digitale di Lofacciodigital: ti accompagniamo passo passo!).

E sono temi che portano sempre più spesso quei freelance che hanno Partite IVA aperte anche da 10, 15 anni, e oggi si trovano a scontrarsi con questo mondo sempre più digitalizzato, dove il passaparola è un evergreen e ancora potente, ma potrebbe nel tempo non essere più abbastanza se non abbinato ad un avatar virtuale di appoggio.

Cos’è il Personal branding?

Personal brand è l’insieme di tutto il messaggio di un libero professionista, da quelli verbali ai non verbali: la sua fisionomia, il modo in cui si veste, il modo in cui si muove e parla. Gli argomenti su cui pone l’attenzione, il metodo di lavoro, i colori e i caratteri che utilizza nel suo biglietto da visita e nella sue grafiche online. E ancora, gli oggetti e il setting che trovi nel suo studio, la scelta di un vaso piuttosto che un altro, di una scrivania, di una sedia. Personal branding è la personalità del brand, la sua visione, la sua missione, il messaggio che il professionista vuole veicolare con la scelta del proprio lavoro e della propria formazione, e perché no, la sua storia, non privata, ma personale e professionale.

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Parole semplici e cura

Se ho un talento naturale, allenato dalla formazione, è quello di avere idee in continuazione e di passare velocemente dalla teoria alla pratica, notando sempre di più la capacità creativa di connettere più mondo tra loro per rendere concetti molto semplici attraverso esempi, immagini e parole. Un personal brand, se si tratta di una professione di cura, deve secondo me dare l’idea di accessibilità, di essere in qualche modo al servizio del proprio cliente, attraverso la propria immagine e contenuti. E utilizzare parole semplici verso le persone è un grande dono secondo me, in un mondo che è tanto fumo e niente arrosto e tanti paroloni. 

Come si costruisce il tuo storytelling di brand?

Ecco che il brand si costruisce sullo storytelling: storytelling di brand appunto, basato su una tecnica narrativa molto semplice in realtà, incentrato sulla struttura della fiaba.

Nella fiaba il protagonista da valore ad un aneddoto, ci si sofferma, raccontando una situazione di partenza, che crea un determinato disagio e pone quasi sempre di fronte ad una scelta. E quella scelta fa riflettere, mette davanti ad altri bivi, apre nuovi mondi, non sempre porta alla soluzione che ci si aspetta. In un mondo proiettato alla consulenza, fare storytelling significa aprire una finestra sulle domande, coinvolgere e far riflettere l’altro.

Perché la verità, citando il libro di Andrea Bettini e Francesco Gavatorta, New personal storytelling, è che tutti siamo una piattaforma di contenuti.

E aggiungo: tutti siamo una piattaforma di contenuti, ma andiamo così veloce da non prenderci il tempo per soffermarci su ciò che abbiamo, continuando ad osservare quell’idea di perfezione che immaginiamo nell’Artista.

Siamo tutti artisti in qualcosa, ma non lo raccontiamo

Io credo che ogni libero professionista, che lavori nel marketing, che sia un copywriter, che sia un artigiano, o un medico tradizionale, di fatto è un artista, che nelle regole non ha amato troppo starci.

Se scegli la vita freelance, quindi non parlo di Partita IVA e basta, stai abbracciando uno stile di vita e un’idea di libertà che ti permetta di creare ogni giorno la realtà che ancora altrove non hai trovato e che ti permetta di portare un messaggio rivoluzionario.

C’è tanta arte in qualsiasi mestiere, e tanto splendore, e vince, soprattutto sui social, chi lo sa raccontare. Anzi, chi lo racconta in maniera più veritiera possibile, senza filtri.

La paura del giudizio

Tantissime volte i miei clienti mi raccontano di avere paura del giudizio rispetto ai propri contenuti. Di aver paura degli sguardi dei colleghi, di aver paura di toppare qualcosa, e questa potremmo chiamarla sindrome dell’impostore, che va tanto di moda, o mi verrebbe da dire, paura dell’esposizione, intesa come interrogazione. La paura di esporsi è sempre dietro l’angolo, come abbiamo già visto.

Di fatto, veniamo interrogati su ciò che sappiamo a scuola, all’Università, in un Master, ma per un tempo circoscritto e in una determinata occasione. Il fatto che oggi, fare storytelling significhi, non solo avere competenza nella propria materia, ma saper anche argomentare e rendersi accessibili, è indubbiamente qualcosa che non è scontato. 

Fare storytelling è dare valore alle parole

Fare storytelling di brand è dare valore alle parole e dare valore alla propria professione, per come la vedo io.

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E non mi vedrai mai costruire un contenitore più grande di quello che la persona che ho davanti mi dice di poter sostenere. 

Ecco perché non mi muovo con la pura strategia, ecco perché non scelgo solo la vita della consulenza, ma abbino il coaching, perché mi permette, attraverso moltissimi esercizi di scrittura, di lasciare tempo e spazio al professionista perché possa partorire effettivamente il proprio avatar virtuale.

Riprendendo proprio il film Avatar, se ci pensi, il protagonista non entra nel nuovo mondo in una versione diversa da quella a cui è abituato, imparando da subito a camminare spedito. Se ci pensi bene, lo fa un passo per volta, fino a prendere totale dimestichezza del nuovo mondo e sentendolo suo. 

Lo storytelling è una tecnica narrativa a cui non siamo abituati in prima persona, che suscita emozioni, che coinvolge l’altro, che permette all’altro di entrare nel nostro mondo un giorno alla volta, che ci apre a chi ci ascolta.

Come imparare a fare storytelling?

Dal mio punto di vista si impara molto più velocemente conoscendone le basi e provandoci, che con la sola teoria. Si impara sul campo, scrivendo, mettendosi in gioco, facendo caso alle piccole cose e imparando ad argomentarle, senza fretta, un giorno alla volta, così come un personal brand non si tira su in un giorno ma con settimane, mesi, anni di lavoro per renderlo sempre più forte.

Ci sono poi delle attitudini naturali che vengono premiate, ed è innegabile ci siano persone capaci di arrivare di più con dei testi o nelle storie di Instagram, ecc. Ma la bella notizia è che puoi attuare una tua strategia di storytelling di brand anche se non ti senti super ferrata sullo scrivere.

Puoi:

  • delegare (trovare professionisti che lo facciano per te, col tuo tono di voce, ecc.);
  • fare video (quindi prediligere formati diversi);
  • dire apertamente quali sono le tue difficoltà (la verità e l’imperfezione talvolta arrivano meglio!).
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Decluttering e racconto

Se mi segui e mi leggi da un po’ forse sai che il decluttering è uno degli strumenti che utilizzo nelle mie sessioni di coaching, ma è anche parte della mia stessa strategia. Il decluttering mentale è fondamentale, perché crea spazio e quindi luce sulle cose prioritarie.

A volte siamo così tanto intossicati dalle incombenze, anche comunicative, che non vediamo più obiettivi o tutte quelle piccole attività che ci condurranno al raggiungimento di essi. Ecco perché ti lascio questo ulteriore spunto di riflessione: togli, alleggerisci e lascia andare.

Vale nell’armadio, vale nella vita, vale nello storytelling, perché ricordiamolo, fare storytelling non vuol dire raccontare tutto: vuol dire, piuttosto, scegliere cosa raccontare del nostro tutto, e come!

7 NON da tenere a mente

La cosa più importante è che il tuo brand ti corrisponda, come un vestito su misura, tua e del tuo target, da indossare insieme e separatamente. Ci sono delle cose da evitare anche nel fare storytelling di brand, in particolare ti invito a:

  1. non fare promesse che non puoi mantenere;
  2. non costruire personaggi (che siamo tutti stanchi di questa presunta perfezione);
  3. non emulare o peggio copiare (non funziona la stessa cosa solo perché fate la stessa attività);
  4. non sminuire i competitor (non sono solo competitor, sono anche colleghi e alleati);
  5. non fare cose a caso (o meglio, puoi testare cosa funziona e cosa no, ma cerca di farlo tenendo sempre a mente obiettivi e strategie);
  6. non fare tutto allo stesso modo (ogni canale ha le sue peculiarità: Instagram è diverso dal Blog, Tiktok è differente da LinkedIn… ecc.);
  7. non affrettare i tempi (se sei all’inizio nella gestione del tempo devi includere spazio anche per questo tipo di attività).

Un altro consiglio: parti dai social

Come ti dicevo qualche paragrafo più su, la cosa più importante e che porta a più risultati è quello di cimentarsi! Quindi chiudo questo articolo dandoti un semplice ma efficace consiglio: parti dai social.

Scegli quello che ti fa sentire più a tuo agio, parti semplificando al massimo la tua strategia: scegli cosa comunicare e a chi ti rivolgi.

Sperimenta, comincia con poco, piccoli racconti di:

  • quello che fai;
  • il dietro le quinte;
  • le difficoltà (e torna la fiaba) che incontri e come te il target di riferimento.
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E, soprattutto per il tuo storytelling di brand scegli la sincerità non la perfezione! Crea il tuo racconto unico e vedrai che piano piano le persone inizieranno a conoscerti ed apprezzarti! Seguimi su Instagram e raccontami a che punto sei del tuo storytelling di brand.

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