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È davvero possibile lavorare felici? La risposta è sì. E, se me lo avessero detto anche solo 5 anni fa, avrei pensato di avere davanti qualcuno con una visione privilegiata della realtà, e delle possibilità sicuramente maggiori rispetto alle mie. 

Pensavo fosse tutta una questione di dinamiche esterne, poi ho capito che è innanzitutto frutto di una direzione interna da seguire. Se anche tu senti l’esigenza di voler vivere con felicità la parte professionale della tua vita, continua a leggere, ma inizia anche a rimboccarti le maniche: come ti dicevo, tutto comincia proprio da te.

Come si fa a lavorare felici?

Lavorare felici? Una delle domande più gettonate dei nostri tempi, e anche una delle più diffuse tra le libere professioniste. Tra gestione del tempo, to-do list da preparare, per molte di noi anche smart working con bambini, possiamo davvero ambire addirittura alla felicità lavorativa?

Si e ancora si!

Non solo è possibile, ma è anche auspicabile.

Quali sono i vantaggi di lavorare felici?

Quando lavori e sei felice facci caso (semicit.). Davvero. Soffermarsi sulla sensazione di appagamento è molto importante. Il lavoro ci fa sentire utili, importanti, attive. Insomma, ci gratifica a vari livelli. ovviamente non dico debba essere così per tutti, dico solo che quando è così, forse sei già felice e ancora non lo sai.

Una persona felice del suo lavoro, probabilmente, lavorerà meglio:

  • dedicherà attenzione;
  • tempo di qualità;
  • approfondirà studiando;
  • ti sembrerà instancabile, travolgendoti con il suo entusiasmo.

E tutto questo fa molto bene, sia alla persona, che al suo lavoro, ma anche ai colleghi o ai team con cui si trova a collaborare se è libera professionista (ti sei persa il mio articolo sul lavorare in team da freelance?).

Ci hai fatto caso che quando ti senti appagata quello che fai “viene meglio”? Ecco, è quello che intendo dicendoti che, se sei felice del tuo lavoro, probabilmente sarai artefice di performances che tu stessa consideri inarrivabili.

Quando sei felice nel lavoro?

Ammetto che il concetto di lavoro felice si presta a varie declinazioni, a seconda delle persone a cui porremo la domanda otterremo risposte differenti. Tendenzialmente, potrei dirti che ti accorgi di esser felice in ambito professionale se:

  • scegli un lavoro che ami;
  • sei tu a scegliere i tuoi clienti ideali, e non il contrario;
  • intorno a te hai professionisti che stimi, e che rispettano il tuo lavoro e il tuo valore;
  • riesci a trovare il giusto equilibrio tra vita professionale e personale;
  • senti di essere pagata il giusto per lo sforzo che fai;
  • lavori per portare il tuo messaggio nel mondo.

Per lo meno, questo è quello che significa per me lavorare felice. 

E aggiungerei, ultimo ma non per importanza:

  • se ti senti libera ogni giorno di dare sfogo alla tua creatività.

Anche per questo io ho scelto la libera professione, con tutte le difficoltà del caso, per potermi permettere di essere libera prima di ogni cosa: tutto dipende da me.

Quanto costa la felicità?

Lavorare felici ha un prezzo? All’inizio, prima di avviare la tua attività da libera professionista, c’è sicuramente un prezzo da pagare.

Quello che ho ora me lo sono costruita centimetro dopo centimetro, con le unghie e con i denti, con tanti, tantissimi sacrifici, sempre guardando avanti, puntando l’obiettivo, seppur inizialmente parecchio lontano e confuso (se vuoi una mano per far partire il tuo business e settare i tuoi obiettivi, corri a scoprire i miei percorsi di coaching). 

Mamma assistente di alta direzione in una multinazionale, papà tecnico per una famosa azienda di computer ed elettronica, sono cresciuta con due genitori sempre di corsa, sempre al lavoro, tra straordinari e orari incalzanti. Ho sempre avuto la sensazione che il lavoro fosse solo un dovere, e la ricerca continua di un riconoscimento che non arrivava mai nonostante gli sforzi, una specie di ricatto morale: se vuoi stabilità economica, sappi che dovrai purgare e soffrire, e se farai il bravo, starai sotto tutte le regole e ti comporterai adeguatamente, allora avrai un aumento, un avanzamento di carriera. 

Tutto deciso dall’alto. 

La sensazione che ho avuto per tanti anni guardando i miei genitori è stata quella che non fossero per niente liberi: che tutto dipendesse da qualcun altro e da quanto questo qualcun altro venisse soddisfatto. Di fatto il denaro non rende felici, a rendere felici sono le possibilità che il denaro offre, e il lavoro serve proprio a guadagnare denaro (come fare i prezzi se sei freelance? Te lo dico in questo articolo). 

successo-professionale

Il riconoscimento altrui conta davvero per lavorare felici? 

Sono sempre stata piuttosto camaleontica lavorativamente parlando (sono una multipotenziale, e tu?) con la capacità di sapermi adattare velocemente all’ambiente e trarne la massima esperienza. Imparo in fretta e, soprattutto se stimolata mentalemente, in fretta porto anche risultati. 

Da babysitter ad assistente bagnante, ad operatrice call center, a commessa, i miei primi anni di lavoro dipendente sono stati un susseguirsi di lavori casuali dettati solo dal bisogno di pagarmi gli studi, e subito dopo la possibilità di mantenermi fuori casa dei miei genitori, e avevo 20 anni quando sono andata a vivere da sola. 

Era il 2011 e affascinata dal film il Diavolo Veste Prada, sognavo un lavoro esattamente come quello di Andrea (Anna Hathaway). La mia non era una ricerca della felicità, piuttosto la ricerca di un lavoro che fosse oggettivamente di successo e una rivalsa, un po’ come lei nel film. Di fatto, la mia idea di felicità sul lavoro era quella di trovare un capo che potesse cogliere le mie sfumature e darmi fiducia. Una rivincita per tutte quelle volte che avevo visto mia madre lavorare tantissimo senza essere riconosciuta per la sua bravura. Credevo che essere felice lavorando significasse principalmente questo: il riconoscimento di qualcun altro, dal capo, alla famiglia, alla rete social intorno.

Da assistente in uno studio di architettura, ad assistente in una galleria d’arte in centro Milano, tra orari improponibili, mansioni non definite, e nottate passate con l’ansia di non essere abbastanza, dal 2011 al 2016 posso dire di aver imparato veramente tantissimo e di aver trovato quel capo che cercavo, che finalmente riconosceva tutta la mia bravura, sia in termini verbali che economici. 

Seppur severi ed esigenti, ho incontrato personalità creative che mi hanno permesso di premere il piede sull’acceleratore, dandomi fiducia, e tantissime responsabilità una dietro l’altra in un crescendo di sperimentazione delle mie potenzialità. 

Ma non ero felice: lavorare felici non era contemplato.

Cosa rende il lavoro speciale tanto da renderti felice?

Qualcosa non stava funzionando come immaginavo. Nemmeno più crescere economicamente mi soddisfava, perché in cambio c’era troppo: tutto il mio tempo per l’azienda. 

Ed è lì che ho capito che la vera felicità lavorando l’avrei incontrata solo se avessi trovato non solo un lavoro stimolante, ma un lavoro che mi avesse permesso di avere un buon guadagno a fronte di un ottimo equilibrio tra vita privata e professionale. 

Non da ultimo, è stato proprio lavorando al fianco di grandi imprenditori, che ho potuto osservare da vicino cosa significa lavorare per se stessi, e quanta soddisfazione da. 

Diventando mamma della mia prima bimba, Micol, mi è stato subito chiarissimo che tempo ne avrei avuto sempre meno, ed è stata quella la spinta a licenziarmi dal mio lavoro a tempo indeterminato. Nemmeno la sicurezza economica che mi dava bastava: il tempo con lei non me lo avrebbe mai più ridato nessuno se fossi rientrata ai ritmi serrati di prima e un downshifting non era sicuramente contemplato in azienda sulla mia posizione. 

lavorare-felici-libera-professionista

Fai il lavoro che ami e non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita – cit.

Aggiungerei a questa situazione: scegli il tuo lavoro, fissa chiari i tuoi limiti, fai che vengano rispettati, e ti sembrerà di non lavorare nemmeno un giorno della tua vita, ma in realtà ti starai facendo un gran bel sedere. Che tu sia libera professionista, o dipendente di azienda.

Quello che vedi oggi, il mio lavoro oggi, parte da me, ed è frutto di anni di studio, esperienza e tentativi verso il mio lavoro ideale. È un cammino verso la felicità.

Cambia mentre cambio io e si è trasformato ad ogni mia trasformazione, ed è maieutico: parte da dentro e va verso l’esterno. Ed è una estensione delle mie skill, formazioni e della mia personalità. Costruito su di me, perché oltre ad essere un lavoro indubbiamente creativo, si è plasmato sulla mia disponibilità di tempo, di mamma di tre bambini. 

La mia felicità più grande oggi è avere un lavoro che mi appaga emotivamente: che mi piace, che mi fa sentire viva, che mi rende curiosa e mi fa venire voglia continuamente di studiare. Averlo portato online, esclusivamente online, mi ha permesso di trovare quella dimensione perfetta per me oggi, che mi permette di occuparmi della mia famiglia e della casa, pur lavorando full time. Lavorare da casa ha oggettivamente diminuito i tempi morti, i tempi di spostamento e mi da la possibilità di ottimizzare ogni mia ora di lavoro, producendo di più in meno tempo. 

Il lavoro di analisi del mio business, del mio cliente ideale, di revisione sui miei servizi, è costante: so bene che se comunico in maniera autentica chi sono e cosa faccio, non dovrò fingere di essere qualcun altro per piacere ai miei clienti, ma potrò semplicemente essere me stessa e questa è un’altra grandissima conquista di questi anni. 

In più, in questi anni ho costruito una rete di contatti solida, basata su relazioni professionali profonde, con altre libere professioniste (guarda solo la bellezza del progetto #Lofacciodigital), che mi permette di condividere il mio tempo lavorativo con persone che stimo e che arricchiscono le mie giornate. 

E tu, sapresti definire il tuo lavoro ideale? Contattami per un confronto senza alcun impegno.

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